Secondo una recente ricerca, i bambini con una migliore coordinazione motoria hanno più probabilità di ottenere voti più alti in lettura, scrittura e matematica.

Poco più di 300 bambini di età compresa tra i quattro e undici anni hanno preso parte a questo studio atto a misurare la coordinazione, il tempo di reazione e la capacità di interagire con un oggetto in movimento.

Lo studio, condotto da ricercatori dell’Università di Leeds, è stato pubblicato sulla rivista di psicologia “Psychological Science”. I risultati mostrano che la coordinazione motoria e il tempo di reazione sono dei predittori di quanto bene i bambini faranno poi a scuola.

Le attività adottate dallo studio per misurare la coordinazione motoria hanno incluso il prendere la mira, il seguire la direzione e il tracciare degli oggetti sullo schermo di un computer.

Nel compito “tempo di reazione” i bambini dovevano colpire un oggetto in movimento sullo schermo. Questo compito attinge a una capacità cognitiva fondamentale: il modo in cui il cervello predice il movimento degli oggetti attraverso il tempo e lo spazio.

I ricercatori suggeriscono che questa abilità potrebbe aver fornito le basi evolutive per l’emergere di abilità cognitive legate alla matematica, una teoria proposta per la prima volta dal famoso psicologo svizzero Jean Piaget negli anni ’60.

I risultati hanno rivelato che i bambini che hanno fatto meglio i compiti di coordinamento motorio tendevano a ottenere risultati scolastici superiori in lettura, scrittura e matematica.

Il pensiero corrente tra gli psicologi è che i circuiti neurali usati per costruire la comprensione di un bambino dell’ambiente esterno, il modo in cui si orientano spazialmente e comprendono il loro mondo sono usati anche per elaborare numeri e pensieri più astratti.

Questo studio identifica l’importante relazione tra la capacità di un bambino di interagire fisicamente con l’ambiente e con lo sviluppo cognitivo, queste abilità sono necessarie al bambino per capire il mondo che lo circonda.

Questi risultati sollevano una nuova questione: le scuole dovrebbero fare di più per dare sostegno ai bambini più “goffi”?

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