Uno dei difetti principali dei corridori è che, troppo spesso, preferiscono la quantità alla qualità dell’allenamento.

Gli elementi che fanno migliorare le prestazioni non stanno solo al di sotto del bacino ma anche su addome, busto, spalle, collo e, ovviamente, testa…vi dirò di più, l’aspetto psicologico e psico-emozionale influenza molto un runner. 

Se stai preparando il tuo corpo ad una maratona e quindi punti ad aumentare la tua resistenza dovresti considerare l’idea di fare un allenamento in meno alla settimana, e sostituirlo con una sessione di lavoro in piscina o in palestra (per esempio).

Questo è il principale consiglio di una delle tecniche di allenamento più discusse e seguite del momento: il metodo Hanson.

Keith e Kevin Hanson sono due fratelli e allenatori statunitensi che da più di venti anni seguono atleti professionisti e amatoriali. 

A differenza delle altre tipologie di allenamento che puntano sui lunghi e sui lunghissimi da 20 miglia (32 chilometri), i fratelli Hanson consigliano ai loro podisti di non superare la soglia delle 16 miglia (25,7 km). La loro filosofia bandisce il mito delle 20 miglia per avere successo nella maratona.

Le tabelle e gli allenamenti degli Hanson aiutano i maratoneti a lavorare su delle gambe stanche. Il programma iniziale prevede 57 miglia a settimana (pari a 91,7 chilometri) e 6 giorni di lavoro. La corsa di 16 miglia arriva alla domenica, dopo aver svolto nei precedenti tre giorni un duro lavoro composto da: corsa in soglia e ripetute; corsa di 8 miglia (12,8 km); corsa lenta. In poche parole, quando si affrontano le 16 miglia, le gambe sono particolarmente pesanti e possono memorizzare quella fatica che, in fin dei conti, si manifesterà lungo i 42 chilometri e 195 metri. 

Il metodo degli Hanson è massacrante, ma aiuta i podisti a dimagrire e a mangiare in maniera corretta. Non è detto che si corra di meno, anzi il chilometraggio settimanale è notevole .

È vero che si accorciano i lunghi di ben 4 miglia, ma i lavori precedenti e quelli seguenti sono altamente formativi e probanti. In estrema sintesi, gli Hanson preferiscono la qualità del lungo, svolto su gambe stanche, alla quantità dei chilometri. 

C’è da dire che questo metodo non è adatto ai runner che possono correre al massimo tre volte a settimana o a quelli che sono alle “prime armi”. Certi carichi di lavoro possono stressare il fisico, causando infiammazioni periostite e dolori articolari soprattutto alle caviglie.

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