In questa seconda uscita della rubrica “Il caso del mese” parleremo di un problema molto comune nei bambini: le verruche plantari.
I bambini sono spesso soggetti a questo tipo di infezione virale in quanto le loro difese immunitarie non sono ancora forti e raffreddori  e influenze frequenti contribuiscono a renderle ancora più deboli.
Il piccolo paziente di cui parleremo oggi si chiama Tommaso, gioca a pallone e ha 6 anni.

Ho conosciuto Tommaso il 30 luglio, quando i genitori decidono di portarlo da me in studio a Milano per essere visitato.
Osservando la pianta del piede del bambino (foto 1) noto chiaramente che una parte della sua cute è nera e presenta un ispessimento insolito:
la diagnosi è quella di verruca plantare, in quanto i segni clinici caratteristici di questa infezione virale si presentano tutti.

Dopo il nostro primo incontro, prescrivo ai genitori una terapia specifica a base di acido salicilico e lattico per iniziare a eliminare la verruca già a domicilio: basta infatti applicare dei cerottini farmaceutici che rilasciano le sostanze sulla zona di cute infetta.
Vado ad agire localmente perché l’acido, bruciando la cute, crea una risposta immunitaria mirata sulla zona infetta.

Il nostro secondo appuntamento è il 3 settembre, a causa dell’estate e della chiusura dello studio.
Durante questo incontro procedo con la pulizia meccanica della zona interessata dalla verruca plantare:
gli acidi prescritti hanno bruciato il tessuto e, ripulendo la parte che ha reagito, noto già un netto miglioramento (foto 2).
La terapia locale viene mantenuta per altre due settimane.

Il 15 ottobre Tommaso e i genitori ritornano in studio: la cute è tornata rosea ed è quasi completamente riepitelizzata (foto 3).
Con l’utilizzo del dermatoscopio (strumento utilissimo in situazioni dove un super ingrandimento può fare la differenza), ho verificato nel dettaglio che gli strati cutanei si fossero riepitelizzati in maniera corretta e che fossero scomparsi tutti i capillari tipici della verruca (foto 4).

Tommaso è guarito e la verruca non è più presente, ma in questi casi è necessario seguire un certo iter.
Anche in caso di verruca plantare guarita clinicamente, il paziente deve essere monitorato ogni due mesi per verificare che la zona rimanga sempre rosea, fino ad un massimo di 6 mesi, periodo di incubazione del virus che potrebbe ripresentarsi.
Questi controlli periodici diventano fondamentali nei bambini perché (come abbiamo detto all’inizio dell’articolo) un raffreddore, un influenza o in generale un abbassamento delle difese immunitarie potrebbe essere terreno fertile per un virus ancora latente.

Oggi abbiamo affrontato il tipico iter di un paziente con verruca plantare.
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