Nel nostro appuntamento mensile dedicato ai casi clinici, oggi affronteremo un caso di onicomicosi.

Ho incontrato Roberta, 52 anni, nello studio a Milano il 16 aprile.
Roberta fin dal nostro primo incontro appariva vistosamente preoccupata a causa di un problema all’unghia che si portava dietro ormai da un paio di anni.
Non era mai stata visitata prima perché trovava difficoltà a mostrare lo stato in cui era la sua unghia: dopo un poco di imbarazzo, alla fine Roberta si è affidata a me e abbiamo iniziato a lavorare insieme.

Appena osservato lo stato dell’unghia (foto 1) ho capito che Roberta aveva convissuto per due anni con un’infezione importante.
In questi casi diventa fondamentale il prelievo dell’unghia per l’esame in laboratorio per capire con quale tipo di microrganismo avremo a che fare: potrebbe trattarsi di onicomicosi, ma anche di un’infezione dovuta a un batterio o altri agenti patogeni.
Mi sono poi informato se Roberta avesse seguito un iter precedente come cure locali o per bocca.

La prima visita è stata dedicata alla rimozione della parte di unghia infetta. Nel caso di Roberta l’unghia era da asportare completamente, in quanto l’infezione interessava tutta la porzione dell’unghia e anche parte della matrice, la base del dito infatti risultava arrossata.
Un infezione totale dell’unghia è tra le più problematiche da affrontare, solitamente l’unghia cambia colore o struttura in un solo punto, ma più si avvicina alla base del dito e più i tempi di recupero si allungano.
L’unghia prelevata è stata messa in provetta per essere spedita in laboratorio ed essere analizzata.
In attesa dei risultati (ci vogliono circa tre settimane) ho prescritto a Roberta una cura locale per iniziare ad intervenire da subito.

Trascorse tre settimane, il referto dal laboratorio arriva ed è positivo: onicomicosi (precisamente Aspergillus spp).
Grazie alle analisi svolte ho iniziato una cura locale specifica: Roberta doveva applicare un antimicotico due volte al giorno e per garantire un tasso di assorbimento elevato, era fondamentale che prima dell’applicazione spazzolasse il dito.
Lo spazzolamento serve proprio per rendere più ruvida la cute e favorire l’assorbimento della pomata.
In parallelo ho iniziato una laser terapia (una seduta a settimana per quattro settimane) che, vista la situazione di partenza di Roberta, è stata determinante.
Durante il periodo di laser terapia, Roberta ha continuato anche a casa a procedere con l’applicazione della pomata antimicotica.

Il 10 luglio ci incontriamo di nuovo e sono passati due mesi da quando è stata conclusa la laser terapia; l’unghia inizia ad avere un po’ di ricrescita ed è di un colore buono (foto 2).

Ci rivediamo poi ad ottobre, quando l’unghia di Roberta è ricresciuta completamente (foto 3) e il colore è sano, la forma inizia ad essere più armoniosa.
L’unghia nuova presenta una piccola macchia bianca, detta onicosi: significa che una parte di unghia non è riuscita ad aderire completamente al letto ungueale, ma in casi simili è normale perché  la storia di deformità del letto ungueale di Roberta era molto importante e l’unghia infetta era diventata distrofica.
In caso di onicomicosi ogni due mesi mi aggiorno con il paziente per capire come ricresce l’unghia e per valutare quando farlo ritornare in studio: è molto importante infatti controllare la ricrescita dell’unghia, perché capita molto spesso che si debba tagliare, correggere e fresarla così da poter continuare ad applicare localmente la pomata.
Quando la ricrescita dell’unghia è totale, la pomata si interrompe e si sostituisce con un farmaco di più semplice utilizzo da una sola applicazione a settimana come terapia di mantenimento, per evitare recidive.

Questo caso clinico ci fa capire che in un caso di onicomicosi, anche importante come quello di Roberta, si possono ottenere ottimi risultati grazie alla costanza di paziente e professionista.
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